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KINESIOLOGIA
La kinesiologia applicata è un metodo finalizzato principalmente alla diagnosi.
Essa ha avuto origine dalla semplice osservazione di George Goodheart, secondo cui la maggior parte dei cosiddetti spasmi muscolari non è primaria, bensì secondaria, cioè non è altro che il risultato di una debolezza di questo o quel muscolo antagonista.
Nel 1969 Goodheart scoprì la relazione tra i singoli muscoli e i meridiani dell’agopuntura. Collegando questa scoperta alle teorie dei rflessi neurolinfatici e neurovascolari, Goodheart notò i primi legami dal punto di vista energetico tra le diverse parti dell’organismo; poi collegò tutta la sua teoria alle scoperte e tecniche che emergevano nel campo osteopatico, prima tra tutte la terapia craniosacrale.
Il test muscolare è un importantissimo strumento di informazione biologica che ci permette di accedere al cervello. Attraverso il test il kinesiologo può valutare, migliorare ed, eventualmente, riprogrammare le funzioni biologico-comportamentali del soggetto in esame. Ogni volta che viene fatto un test muscolare, si apre un dialogo bidirezionale tra il soggetto esaminato e l’esaminante: attraverso il test il kinesiologo chiede informazioni su una determinata area o su una determinata funzione del corpo. Quando viene effettuato un test "in chiaro", senza cioè aver posto delle domande al sistema, si ha una risposta sullo stato del sistema uomo (organo-meridiamo-muscolo) in relazione al sistema ambiente in cui vive. Il muscolo forte al test indica che il complesso organo-meridiano-muscolo ha una buona capacità di relazione all'ambiente, interno ed esterno. La risposta debole indica una incapacità di reagire correttamente agli stimoli ed una conseguente sofferenza adattativa. Qualora il sistema fosse irreparabilmente danneggiato, come accade talvolta in gravi malattie, non avremmo alcuna risposta specifica, se non indicazioni generali di sofferenza.
L’intervento attraverso l'uso di punti riflessi o di modifiche alimentari o comportamentali, invia nuove informazioni al sistema per permettergli di accelerare il processo di guarigione e adattamento. L'esecuzione del test dopo la correzione ha una funzione di verifica-ancoraggio. La verifica serve a capire se quello che è stato fatto è sufficiente o se si deve continuare a fornire nuove informazioni al corpo. Ancoraggio serve per far sì che il paziente si renda conto dell'avvenuto cambiamento di risposta adattativa e quindi tale risposta (cioè il sapere che è possibile una tale risposta) verrà tendenzialmente usata in modo stabile dal cervello; inoltre il soggetto si sentirà più motivato nella compliance al trattamento. Con questa sequenza test-correzione-test viene realizzato un sandwich di informazioni per il cervello che rafforza la risposta e permette il suo perdurare nel tempo. Il sistema nervoso (SN)funziona, infatti, attraverso feed-backs che agiscono attraverso schemi operativi del tipo idea-prova-controllo: utilizzando lo stesso tipo di schema, favoriamo l'apprendimento automatico di una informazione, e la sua messa in opera ogni volta che si ripresenta lo stesso problema adattativo o un problema paragonabile allo stesso.
Il test muscolare è riferito ai motoneuroni gamma-1. Il test gamma-1 è applicato alla capacità di risposta allo stiramento. Questo valuta la capacità di risposta omeostatica.
Prima di iniziare i normali test muscolari, dunque, l’operatore deve accertarsi che la risposta sarà corretta, insomma che il muscolo non dia false risposte. Per questo fvengono eseguiti parecchi preliminari come il controllo dell'arco diastaltico, dell'idratazione, della ionizzazione ecc. Un importante test preliminare è quello fatto per accertarsi che il soggetto non sia in “switching”.
Esempio:
Il paziente giunge dal kinesiologo con un dolore acuto o cronico e/o con uno stress emotivo. Quando un'emozione o un dolore è forte, la percezione "stacca il contatto con la realtà presente" da qui l'uso del termine switching. Con un tocco neutro ( neutro a livello elettromagnetico) il terapista tocca il punto zero. Questo è situato nell’orecchio, di fronte al trago, dove comincia il meato acustico (c'è un gradino). Su questo punto il terapista fa una TL con tocco neutro e testa il muscolo indicatore. Se off c'è un problema di switching. IL meridiano R porta l'energia dai punti più profondi del corpo in superficie. Il punto R27, che è l'ultimo, serve per resettare il sistema. R27 è un conduttore dell'energia ancestrale del corpo. In questo caso ci serve per resettare il sistema dx-sx. Mentre massaggiamo R27 , con l'altra mano tocchiamo l'ombelico o con un tocco neutro o, meglio, appoggiandovi sopra tutta la mano aperta. Quando cessa di far male , invertiamo le mani. Con questa tecnica correggiamo lo switch dx-sx. I punti R27 possiamo farli insieme o uno alla volta. VC e VG ci servono a resettare il sistema avanti-dietro, trattiamo VC 24 e VG 27 sempre tenendo l'ombelico e poi invertendo le mani.
Per il test di idratazione tiriamo i capelli. Questo perchè i capelli e i peli penetrano nel tessuto connettivo sottocutaneo e quindi tirandoli sollecitiamo le terminazioni nervose a quel livello. Doo questa stimolazione (capelli o pizzicotto) se la risposta è off= o il soggetto è stressato o è disidratato. Un paziente può essere disidratato indipendentemente dal fatto che soffra di ritenzione idrica. Il fatto di far bere il soggetto non è sufficiente a idratarlo, ma serve per l'informazione positiva che i recettori del cavo orale possono dare al SNC. Durante la riequilibrazione il soggetto può andare in disidratazione dato che si mettono in circolo molte tossine, e quindi i distretti centrali richiamano l'acqua per drenare queste tossine.
Uno dei sintomi della carenza d'acqua è l'affaticamento mentale. Nel digiuno idrico il primo danno è la confusione mentale con perdita del visus. Un soggetto può essere gonfio ma disidratato . Quindi si tratta di una disidratazione relativa. La principale riserva d'acqua è nel tessuto connettivale.
Questo era un esempio di ciò che un soggetto può ricevere in una prima seduta di kinesiologia.
In sintesi:
quando si fa il test kinesiologico su un muscolo, il muscolo viene posizionato in modo che le interferenze degli altri agonisti e antagonisti siano minimizzate; quindi l’operatore pone una domanda (anche solo mentalmente...oppure la domanda è implicita nella scelta stessa del muscolo che si va a valutare: esempio pettorale-clavicolare per testare le condizioni dello stomaco sia come meridiano che come organo) e il corpo del paziente risponde “on” se il muscolo resta forte , oppure “off” se il muscolo cede alla leggera pressione che attua il kinesiologo. La variazione di forza del muscolo può manifestarsi in entrambe le direzioni da forte a debole e viceversa.
Quello che ora si deve distinguere è se “on “ significa si o no come risposta alla domanda o come disturbo di un organo o normalità funzionale dell’organo stesso.
Nel test in chiaro on significa che il muscolo è a posto e il corrispondente organo-meridiano pure.
Il “Challenge” è un test-sfida: quando il soggetto viene sottoposto ad uno stimolo di prova e la forza muscolare varia, ci si trova davanti ad un challenge positivo (cioè il muscolo testato cede = risposta SI alla domanda effettuata con il challenge ).
Un challenge comporta 5 possibili reazioni :
(1) indebolire un muscolo forte
(2) rafforzare un muscolo debole
(3) non determinare alcuna variazione
(4) rendere ipertonico un muscolo in virtù di una reazione di allarme (in kinesiologia il termine ipertono significa ciò che accade quando un muscolo non si indebolisce in seguito ad uno stimolo normalmente sedativo. Esempio di ciò si ha con le prove sul ventre o le inserzioni del muscolo o con le prove sul fuso neuromuscolare);
(5) rendere un muscolo normotonico cioè riportarlo da uno stato di ipertono alla normalità.
Procediamo ad un’analisi di questi 5 casi.
Nel caso (1) l’organismo riconosce il challenge come uno stress sufficientemente grande e specifico da reagire con un’inibizione neuromuscolare.
Nel caso (2) il corpo riconosce il challenge come sufficientemente specifico da correggere un’inibizione neuromuscolare presente, con conseguente rafforzamento del muscolo.
Caso (3) Nel momento specifico del test, il corpo non reagisce allo stimolo in quanto in quel momento non riconosce in quell’azione di “disturbo” un messaggio significativo. I meccanismi di adattamento dell’organismo funzionano adeguatamente e, per esempio, una sostanza potenzialmente dannosa come lo zucchero non deve indebolire un muscolo in caso di buon funzionamento del fegato, del pancreas e dei surreni.
I casi 4 e 5 sono stati presi in considerazione in un tempo successivo e si rivelano particolarmente utili nella comprensione di diversi disturbi, in particolare per i disturbi del sistema immunitario, comprese le allergie.
Il challenge serve per decidere in quale fase respiratoria è opportuno attuare una correzione, per decidere che tipo di correzione attuare, che rimedio omeopatico o fitoterapico o nutrizionale prescrivere, per individuare intolleranze alimentari, sostanze tossiche ecc ecc.
LOCALIZZAZIONE TERAPEUTICA
Quando un paziente tocca una zona del corpo e ciò provoca una variazione della forza muscolare , siamo di fronte ad una TL positiva. La localizzazione terapeutica è in grado di localizzare il disturbo, ma non fornisce alcuna indicazione sul disturbo stesso. In pratica ci indica la zona dov’è la lesione: sta al terapista trovare a carico di quale struttura cioè se si tratta di un disturbo fasciale, muscolare, articolare-osseo, viscerale ecc ecc.
LO STRESS
Le tre possibilità di reazione di un muscolo combaciano idealmente con il concetto di stress elaborato da Seyle.
Normotonico= il corpo è in grado di riconoscere gli stimoli potenzialmente negativi e quelli potenzialmente positivi, nonchè di rispondere adeguatamente al test muscolare. In questa categoria rientrano anche le debolezze muscolari isolate, derivanti da svariate cause, cui è possibile porre rimedio con una grande varietà di tecniche e/o rimedi.
Ipertonico= quando praticamente tutti i muscoli risultano ipertonici in seguito ad un lungo e massiccio processo di adattamento a una situazione di notevole stress, indipendentemente dall’origine di quest’ultimo. Secondo Seyle in questo caso sarebbe necessario innanzitutto il riposo.
In primis si consiglia, da parte degli operatori olistici, di procedere ad una purificazione generale: pulizia
dell’ intestino, abolizione degli allergeni, rimozione dei fattori di stress, sostituzione delle condizioni di carenza con l’uso di oligoelementi ecc. ecc.
Debolezza generale= il gradino successivo è secondo Seyle lo stadio dell’esaurimento. Questa condizione la troviamo quando tutti i muscoli sono deboli per cui è difficile ottenere un rafforzamento. In questo caso è necessario un massimo drenaggio, integrazione con aminoacidi, vitamine, minerali ecc, allentamento dello stress emotivo ecc ecc ... per poi verificare l’efficacia della cura ricostituente con il test della seduta successiva; infine e quando tutto sembra in equilibrio, va ripetuto il test completo.
STOP
le due immagini sono "M24" di Daniel Huot e "Red Truck" di Wiley09 che potete visitare su flickr.







MANTRA
Il mantra è una forma melodica cantata ripetutamente.
Si tratta di una emissione di suono che a mio parere inizialmente, in tempi antichissimi, deve essere nata per istinto, e successivamente strutturata come disciplina. Il termine “mantra” è indiano, ma dato che descriverlo nella nostra lingua richiede un lungo giro di parole, si è consolidato l’uso di definire questo canto con il termine originale che meglio di tutti lo descrive.
Si tratta di una parola di una o molte sillabe che vanno intonate, a seconda delle vocali e delle consonanti, in un certo modo.
Intonare un determinato mantra è utile a riequilibrare ed energizzare il/i corrispondenti chakras. Inoltre, a seconda del suono prodotto, è molto utile per portare rilassamento, fiducia in se stessi, sfogare emozioni inespresse o allentare tensioni in determinate zone del corpo: in questo caso l’allentamento della tensione si percepisce già durante il canto.
Si possono intonare mantra che hanno un significato ben preciso, in quanto fanno parte di una disciplina orientale , o mantra composti da una sillaba sensa un senso ma utile comunque per la qualità degli effetti che produce.
Nel corso della storia a questi suoni speciali sono stati spesso attribuiti poteri particolari e la cosa non deve sorprendere, se consideriamo che:
(1) diversi sciamani ne facevano e ne fanno attualmente un uso terapeutico
(2) in diverse cerimonie religiose orientali vengono cantati in gruppo e singolarmente
(3) basta pensare semplicemente all’effetto di suggestione ipnotica o di trance che possono produrre sia nel soggetto stesso che li recita sia nell’uditorio (quando a recitarli è un esperto).
Ecco quindi che vi propongo due elenchi di mantra :
il primo è costituito da mantra monosillabici e può esservi utile per cominciare ad esercitarvi e a notare gli effetti che producono mentre li recitate.
Il secondo è un elenco di mantra appartenenti alle più diffuse religioni e correnti di pensiero mistico-filosofico: nel leggerli li riconoscerete subito perchè sono fin troppo noti.
MANTRA MONOSILLABICI
Questa serie l’ho messa a punto in occasione di una meditazione e provata molte volte da sola e in gruppo,quindi ve la propongo in una chiave assolutamente “istintiva”.
Ecco il mio sistema:
I mantra si intonano con tonalità diverse. Le vibrazioni sono basse a partire dal primo chakra e vanno a salire al massimo fino al settimo.
Servono a gettare fuori tensioni ed emozioni accumulate a seconda del chakra “disturbato”,quindi vado a elencare le sensazioni negative, cioè quelle che ci fanno stare male, quando il chakra non funziona a dovere, è indebolito o disturbato.
primo chakra = fuga-attacco, paura-aggressività
------> AHK
pronunciarlo con un tono basso come se il suono provenisse dall’osso sacro
la nota è un do molto basso
secondo chakra= rabbia
------> sheeee
pronunciarlo come se il suono provenisse dal basso addome
la nota è un re molto basso
terzo chakra= sensazione di debolezza, fragilità, frustrazione
-------> oh
pronunciarlo come se il suono provenisse da un centro situato a metà strada tra l’ombelico e il confine inferiore dello sterno
la nota è un mi medio
quarto chakra= dolore, sentirsi feriti
------->oh,
pronunciarlo come se provenisse dal cuore
ma con una tonalità più alta rispetto al precedente “oh”;
la nota parte da un sol ed è suono che va a salire
quinto chakra= sentirsi negato il permesso di esprimersi
--------> Lam
questo va pronunciato come se fosse uno scodellar liquido denso e dorato...come se partisse dall’intero cavo orale: quando si pronuncia in modo corretto si deve sentire una vibrazione che si espande “come un sole” il cui centro è il cavo orale e i cui raggi terminano in basso fino alle clavicole e in alto fino agli occhi.
La nota è un la medio
sesto chakra= paure di eventi o forme surreali
-------->ayy
va pronunciato come un normale canto che inizia alto e finisce in falsetto e immaginando come un fascio di luce verticale che si espande verso l’esterno dal “terzo occhio” e verso l’interno in basso;
la nota è un la di una scala successiva
settimo chakra= assenza di percezione cosmica quindi sensazione di vuoto. E’ il problema di coloro che negano in modo assoluto l’esistenza di tutto ciò che non è “dimostrato scientificamente” o che “non conoscono, non si spiegano” .L’eccessivo razionalismo-materialismo è indice di un indebolimento di questo chakra
(nel sistema semplificato a soli sette chakra, ci riferiamo a quello della corona).L’emozione che provoca disagio è quella che io definisco fase dell’ “...e con ciò?”; si tratta di una forma di apatia-depressione in cui il soggetto apparentemente non ha motivi per stare male, ma si sente come vuoto, e, anche quando consegue un suo obiettivo, tutto gli sembra inutile e squallido.
------>omm
questa silaba si intona finalmente come un canto normale, senza concentrarsi su un punto di partenza. Mentre si canta si visualizza la vibrazione come indaco chiarissimo-bianco-giallo chiarissimo che si espande intorno al corpo come se questa volta il centro del sole immaginario è tutta la persona e i raggi si espandono indefinitamente per qualche metro di raggio.
La nota parte bassa e si continua ad espirare arrivando al più acuto suono che si riesce a produrre, ma abbassando il volume man mano che diventa acuto
MANTRA RELIGIOSI
in ogni religione ci sono molti mantra, ma qui ne metto uno per tipo di quelli arci-noti!!!
buddista=
---Om Mani Padme Hum che vuol dire ave al gioiello del loto
Sikh=
Eck Ong Kar Sat Nam Siri Wha Guru
che vuol dire L’essere supremo è uno, i suoi nomi sono molti
Indù=
Tat Tuam Asi
che vuol dire tu sei quello
Islamico=
Insha Allah
che vuol dire sia fatto il volere di Dio
Ebraico=Eli Eli Elu
che vuol dire mio signore ripetuto tre volte, l’ultima con vocale diversa
Cristiano=
Kyrie Eleison, Christe Eleison
che vuol dire Signore pietà, Cristo pietà
STOP



I C T U S (parte seconda)
la prima figura è un mio piccolo esperimento di disegno su foto, dal titolo “mi sento male”; le successive due figure sono intitolate “il fumo uccide” e “Creatività” di Giovanni Ambrosioni.
I fattori di rischio sono: ipertensione, aterosclerosi, diabete, età avanzata, obesità e fumo. Inoltre è stata riscontrata un'associazione fra depressione ed incremento del rischio di ictus nei soggetti anziani.
Sintomi caratteristici sono:
(1) perdita della memoria e difficoltà di concentrazione,
(come avviene per l’attacco ischemico transitorio (TIA) che di per sé indica rischio di ictus entro un anno);
(2) formicolio, insensibilità e sensazione di pesantezza agli arti, perdita di movimento. I sintomi sono spesso limitati ad una parte del corpo, come si nota nelle frequenti paralisi del lato destro o sinistro.
L’ictus può essere così lieve da non essere neanche rilevato o così grave da essere fatale.
(3) La cefalea è il sintomo che si presenta più frequentemente nei soggetti che subiscono uno stroke acuto. Essa si manifesta sul lato dove ha sede la lesione. La gravità della cefalea non è correlata alla grandezza della lesione ischemica.
Il termine ictus, equivalente all’anglosassone stroke, si riferisce ad un episodio acuto , dovuto ad interruzione del flusso sanguigno cerebrale e capace di produrre uno o più deficit di funzione del SNC.
Gli eventi che contribuiscono a causare questo insulto sono principalmente:
(1) l’infarto cerebrale (= mancato arrivo di sangue in un’area del cervello), dovuto ad episodio trombo-embolico nel 75-80% dei casi;
(2) emorragia intraparenchimale nel 15% dei casi;
(3)emorragia subaracnoidea nel 10% dei casi.
L’ictus viene classificato in:
(1) ictus completo = “major stroke”, caratterizzato da una sindrome neurologica focale, con episodio improvviso ed esiti permanenti.
(2) ictus progressivo o in evoluzione = “progressive stroke”, con la classica sintomatologia da focus ischemico che raggiunge il massimo della gravità nelle prime 24h e comporta stabilizzazione del danno senza una regressione completa del deficit instaurato.
(3) Deficit neurologico ischemico reversibile = RIND, ad episodio improvviso, di durata superiore alle 24ore e regressione completa del quadro clinico in 5-7giorni.
Per attacco iscemico transitorio (TIA) o ischemia cerebrale transitoria, si intende invece una sindrome a focolaio, di durata inferiore al limite convenzionale di 24h, dovuta ad un’ischemia transitoria, che non comporta conseguenze evidenti. Tuttavia, in genere,
oltre la metà dei casi di ictus sono preceduti nel tempo da uno o più TIA; inoltre una percentuale variabile dal 5 al 20% dei pazienti colpiti da TIA hanno la probabilità di sviluppare uno stroke entro un arco di tempo che va da un mese ad un anno.
Questo diventa quindi per il soggetto un importante campanello d’allarme, capace di svelare un’eventuale patologia di fondo (aritmia cardiaca, ipertensione ecc) e di portare alla prevenzione dell’ictus.
Qualora si verifichi un episodio ischemico cerebrale, ci si trova di fronte a una zona infartuale, a valle dell’ostruzione, caratterizzata dalla presenza di cellule nervose che vanno incontro a necrosi (= zona di danno primario).
Ad una distanza variabile, a seconda del calibro del vaso ostruito, e quindi dell’estensione della necrosi, si trova una zona “sana”, in cui si instaura un circolo collaterale che provvede a mantenere la perfusione ad un livello necessario per la sopravvivenza dei neuroni.
Interposta tra la parte di tessuto sano e quella in necrosi si trova la zona di danno secondario, che è l’area dove si è verificato un blocco funzionale delle cellule, ma non ancora la loro morte.Il concetto di “zona di penombra” è stato riportato per la prima volta da Astrup e collaboratori: essa comprende quella parte di tessuto nervoso che, pur non avendo subito un insulto capace di dare necrosi, mostra delle alterazioni funzionali ed è quindi temporaneamente incapace di svolgere le normali attività neuronali. Le cellule di questo distretto, perciò, possono essere aiutate a superare il temporaneo blocco funzionale che le ha colpite, oppure possono restare incapaci di mostrare segni di ripresa, andando incontro alla morte.
Neuroplasticità.
Nel SNC, in seguito a danno vascolare, diventano attivi complessi meccanismi che vanno a rimpiazzare la funzione deficitaria ( “diaschisi” ), fenomeni di ricostruzione e fenomeni di riorganizzazione. La diaschisi è un fenomeno mal conosciuto. Interessa zone a distanza della lesione, per un irradiazione paralizzante lungo le vie di connessione dei sistemi lesi con gli altri sistemi. Essa è in rapporto con l’estensione della lesione e, soprattutto, con la rapidità di instaurazione. La diaschisi si sviluppa dalla lesione verso la periferia, secondo un asse che tiene conto della filogenicità delle funzioni. Circuiti filogeneticamente più recenti hanno funzioni più elaborate e sono più fragili; circuiti filogeneticamente più antichi con funzioni
automatico-riflesse sono più resistenti; la ripresa avviene quindi a partire da questi sistemi più resistenti. Quanto ai fenomeni di ricostruzione quando nel SNC si verifica una lesione di circuiti neuronali, le cellule danneggiate muoiono e il tessuto precedentemente innervato da tali cellule viene a trovarsi in uno stato di parziale denervazione. Ne risulta che altri meccanismi neuronali debbano essere implicati nel recupero funzionale del SNC: un ruolo fondamentale in questo senso è rivestito dai neuroni non lesionati situati in prossimità delle cellule degenerate, le quali possono emettere dei nuovi prolungamenti nervosi che, muovendosi verso il tessuto denervato, vanno ad occupare le aree sinaptiche vacanti, ripristinando gradatamente l’attività del circuito ( “sprouting collaterale” ).
Nel cervello adulto, questo processo avrebbe inizio solo dopo la scomparsa dei prodotti di degenerazzione del tessuto lesionato (= 1-5 giorni dopo la lesione) e può impiegare diversi mesi per andare a completarsi. Le sinapsi neoformate sono funzionalmente simili alle preesistenti, e ciò spiega la progressiva sscomparsa del deficit che accompagna il recupero delle connessioni anatomiche. Altri meccanismi di ricostruzione si avvalgono dell’utilizzo di strutture presenti nel compartimento di riserva funzionale e che non sono normalmente attive, come le sinapsi ridondanti e le sinapsi latenti: queste vengono quindi reclutate solo quando i circuiti usuali non sono in grado , per la lesione in atto, di far fronte alle esigenze del sistema. I fenomeni di riorganizzazione rappresentano un meccanismo più comlplesso, che implica la capacità di variare in toto l’attitudine funzionale di un sistema a vantaggio di altri con caratteristiche diverse (cambiamento di strategie).
Dati sperimentali raccolti negli ultimi anni hanno portato a dimostrazioni sempre più probanti che i fenomeni neuroplastici sono condizionati dalla presenza di fattori capaci di giocare un ruolo fondamentale per la morte o la sopravvivenza delle cellule neuronali danneggiate; un preciso indirizzo alla ricerca di queste sostanze è scaturito dalla scoperta , nel 1954, del NGF ad opera di Rita Levi Montalcini.
A tutt’oggi sono state studiate numerose sostanze , denominate fattori trofici neuronali (NTF) , isolate da vari tessuti, embrionali e maturi, animali e umani, capaci di agire analogamente all’NGF.
Questo rapporto deficitario può instaurarsi al di fuori del neurone, per una riduzione dell’apporto quando la normale sorgente (territorio di innervazione, cellule della glia) sia essa stessa il bersaglio dell’insulto patologico, o al suo interno, per una ridotta capacità del neurone di sfruttare un agente normalmente offerto. D’altra parte, un normale apporto ed una altrettanto normale captazione dell’agente trofico potrebbero non soddisfare le necessità neuronali, qualora queste dovessero essere abnormemente elevate in conseguenza di una alterata composizione dell’ambiente extracellulare, con presenza massiva di fattori neurotossici cellulolesivi (ad es il glutammato).
Per quanto riguarda l’aspetto neurotossico, vi è una sempre maggiore evidenza che il danno neuronale ischemico deriva, almeno in prte, da una scarica di aminoacidi eccitatori, in particolare il glutammato. Questa sostanza agirebbe con un meccanismo specifico recettoriale post-sinaptico, alterando alcune attività enzimatiche fondamentali
(come ad es la proteinchinasi-C) ed inducendo una iperfosforilazione proteica, responsabile di un abnorme accumulo intracellulare del calcio. Quando si parla di neuroplasticità occorre considerare, in ultima analisi, una bilancia tra afferenze di segno diverso scatenate dall’evento lesivo tessutale: da un lato le capacità trofiche e rigenerative, dall’altro l’azione tossica di alcune sostanze liberate nel tessuto danneggiato o nelle ue regioni circostanti. La comprensione dei meccanismi molecolari che regolano l’espressione delle capacità plastiche del SN è considerata oggi il requisito fondamentale per un possibile sviluppo di appropriate terapie mediche da attuare in caso di lesione. Oggi gli studi sonoo indirizzati verso l’applicazione clinica di sostanze naturali , già presenti nelle membrane neuronali ed in grado di influenzare direttamente i processi di neuroplasticità.
ALIMENTAZIONE
Le sostanze nutritive assunte dovrebbero compensare la tensione dello stress e abbassare il livello del colesterolo nel sangue. Le vitamine B e la vitamina C (500 mg al dì), sono necessarie per la salute generale dei vasi sanguigni. La niacina, o vitamina B3, abbassa il colesterolo. La vitamina E (400 UI al dì) può aiutare a prevenire i grumi, riducendo il fabbisogno di ossigeno. Si raccomanda l’assunzione quotidiana di sei compresse (da 500 mg ognuna) di olio di enotera, ripartite nel corso della giornata e 3 g di olio di pesce. Sono indicati anche dai 5 ai 10 grammi di lecitina. E’ ormai consolidata in farmacologia la prescrizione di aspirinetta sia per limitare il rischio di ictus che nel periodo successivo alla lesione, per mantenere la fluidità del sangue e prevenire la formazione di trombi.
FITOTERAPIA
al posto dell’aspirina si può assumere con miglior successo e molto minor danno :
GINGKO BILOBA, OLEA EUROPEA MG, achillea, alfalfa, zenzero, estragone e curcuma, AGLIO ed altri fitoterapici, ma sempre a dosi monitorate di stretta misura dal medico. In questo campo il “fai da te” è assolutamente sconsigliato.
ALIMENTAZIONE E INTEGRATORI
Dosi quotidiane di 400 mg di magnesio, selenio e potassio proteggono dall’ictus.
La dieta dovrebbe essere ben equilibrata, con particolare attenzione ai cereali integrali, alla frutta, alla verdura e alle proteine complete a basso contenuto di grassi. Le misure dietetiche preventive consistono nel limitare l’assunzione di sodio per abbassare la pressione sanguigna e quella del colesterolo, per impedirne un ulteriore accumulo nei vasi sanguigni. Il livello di colesterolo deve essere mantenuto entro i limiti consigliati perché un livello troppo basso può causare la rottura dei vasi sanguigni indeboliti provocando emorragie o ictus emorragici. Si consiglia di non abbassare il livello di colesterolo al di sotto dei 160.
Il consumo quotidiano di un frutto ricco di potassio, come la banana, aiuta a prevenire l’ictus. Anche le albicocche secche e il melone contengono il minerale. Cinque porzioni alla settimana di carote o spinaci (verdure antiossidanti) possono ridurre il rischio di ictus. Altre verdure antiossidanti sono gli avocado, le patate (con la buccia) e i fagioli. I funghi shitake prevengono l’ictus. L’aglio diminuisce il livelli del colesterolo, ma anche le cipolle hanno proprietà benefiche. Usate di preferenza olio di oliva.
Si consiglia il consumo di pesci grassi come le sardine e gli sgombri o altri pesci come il pesce spada, almeno tre volte alla settimana. Anche il tè verde ha dimostrato proprietà di prevenzione dell’ictus. Gli OMEGA3 sono certamente un valido aiuto.
Il consumo di mezzo bicchiere di vino rosso a pasto è consigliato, specialmente nel post-ictus, grazie al contenuto di un suo ormai famoso componente: il resveratrolo.
Gli alimenti da evitare sono le carni grasse, il sale (può causare micro-ictus anche se non causa ipertensione) e latticini ad alto contenuto di grassi. Bisogna ridurre o evitare il fumo, il consumo di alcool (non oltre due bevande alcoliche al dì) e le persone che soffrono di aritmie cardiache dovrebbero evitare anche il caffè. La riduzione di peso tramite una buona dieta è della massima importanza.
Dopo un attacco è consigliato l’esercizio fisico molto moderato. I muscoli devono essere mantenuti elastici.
MEDICINA CINESE
a questo scopo vi consiglio la lettura dell’articolo del dr.
Gaudenzio Garozzo al seguente link:
http://homepage.mac.com/olicasarino/page6/page90/page90.html
OMEOPATIA
I rimedi omeopatici sono Arnica e Kali muriaticum .
riguardo all’Arnica come prima scelta nella cura del periodo successivo all’insulto, e sempre sotto stretto controllo medico, consiglio la lettura di questo articolo
a cura della Dott.ssa Mariapiera Miele, Medico Chirurgo
Omeopata, al seguente link:
http://www.intopic.it/forum/salute/omeopatia/61647/
ma io aggiungo anche il consiglio del rimedio di costituzione; inoltre secondo le condizioni generali del paziente può essere molto utile aggiungere CARBO VEGETABILIS o CARBO ANIMALIS.
ED ecco ora un interessante trafiletto (preso da questo link
http://www.stetoscopio.net/neurologia/il-canto-per-recuperare-la-comunicazione-nelle-persone-colpite-da-ictus/)
che riporto per intero:
“Insegnare a cantare ai pazienti colpiti da ictus può permettere loro di recuperare le funzioni del linguaggio e della parola se queste sono state danneggiate.
Lo hanno confermato i neurologi in forza presso il Beth Israel Deaconess Medical Center e la Harvard Medical School di Boston, che hanno presentato i dati del loro studio in occasione della riunione annuale della American Association for the Advancement of Science (AAAS), tenutasi a San Diego.
Precedenti osservazioni empiriche avevano rilevato che alcuni pazienti colpiti da ictus che avevano perso la facoltà della parola, erano invece in grado di cantare. Una tecnica terapeutica già utilizzata in passato, e che lo studio recente conferma nella sua validità attraverso scansioni cerebrali e tecniche di imaging”.
STOP



ICTUS
Si tratta di un disturbo che richiede urgente intervento a livello ospedaliero. Tuttavia voglio introdurre l’argomento parlando di un’epoca in cui era assolutamente incurabile, con le parole del grande Marcel Proust nel volume “I Guermantes” da “A la Recherche du temp perdu”.
Nel prossimo capitolo indicherò rimedi utili per la fase di riabilitazione.
“... seguendo la nonna, che aveva probabilmente un attacco di nausea, dato che teneva la mano davanti alla bocca, salii i gradini di quel piccolo edificio rustico , costruito in mezzo ai giardini.(...) Alla fine, dopo una buona mezz’ora, la nonna uscì (...) pensavo mi dicesse “ ti ho fatto aspettare, spero troverai comunque i tuoi amici” ma non pronunciò una sola parola; infine alzando gli occhi su di lei vidi che, pur camminando al mio fianco, teneva la testa girata dall’altra parte. Temetti che avesse ancora nausea. La guardai meglio e fui colpito dal suo modo di camminare, a scatti. Il cappello era per traverso, il cappotto sporco, aveva l’aspetto disordinato e scontento, il viso rosso e attonito di una persona che sia stata brutalmente urtata da una carrozza o tirata fuori da un fosso. (...) Ebbi paura si accorgesse del modo in cui pronunciava le parole. “Via” le dissi bruscamente “non affaticarti a parlare, se hai nausea. E’ assurdo, aspetta quando saremo a casa”. Lei mi sorrise tristemente e mi strinse la mano. Aveva capito che non c’era più motivo di nascondermi ciò che avevo intuito di colpo: che aveva avuto un piccolo attacco. (...)
“Monsieur, non faccio per dire, ma non avete preso nessun appuntamento con me, non siete in nota. Avrete pure il vostro medico, non posso sostituirmi a lui a meno che non mi chiami a consulto. E’ una questione di deontologia...”
Nell’attimo in cui facevo cenno a un fiacre, avevo incontrato il famoso professor E., e, preso da improvvisa ispirazione, l’avevo fermato nel momento in cui rientrava pensando che avrebbe forse potuto essere di grande aiuto alla nonna. Ma, indaffarato, dopo aver ritirato la sua posta, voleva mandarmi via e mi fu possibile parlargli soltanto entrando con lui nella cabina dell’ascensore, dove mi pregò di lasciargli manovrare i tasti: era una sua mania. (...) “e va bene, la riceverò, ma non potrò dedicarle che un quarto d’ora, non un minuto di più”.
Siamo soliti dire che l’ora della morte è incerta, ma quando lo diciamo ci rappresentiamo quest’ora come situata in uno spazio vago e lontano, non pensiamo che possa avere un qualsiasi rapporto con la giornata che ha già avuto inizio e possa significare che la morte potrà darsi in quello stesso pomeriggio in cui l’impiego di tutte le ore è regolato in anticipo. Ci teniamo alla nostra passeggiata quotidiana per avere in un mese la quantità d’aria buona necessaria, abbiamo esitato sulla scelta del cappotto da indossare, del cocchiere da chiamare, siamo in un fiacre, la giornata si estende intera davanti a noi, non molto lunga perchè vogliamo rientrare in tempo per ricevere un’amica; vorremmo che anche domani facesse bel tempo e non ci sfiora il dubbio che la morte, che camminava in noi su un altro piano, abbia scelto proprio quel giorno per entrare in scena, tra qualche minuto, presso a poco nell’istante in cui la carrozza raggiungerà gli Champs Elysées. (...) UNa buona colazione l’ha preceduta e la stessa passeggiata che fanno le persone in buona salute. Un ritorno in carrozza scoperta si sovrappone a un suo primo attacco; per quanto la nonna stesse male, tutto sommato parecchie persone avrebbero potuto dire che alle sei l’avevano salutata mentre passava in una carrozza scoperta con un tempo bellissimo.
Feci entrare la nonna nel’ascensore del professor E... che dopo un attimo comparve e ci fece passare nel suo studio. Ma qui, per quanta fretta avesse, la sua aria brusca mutò. Siccome sapeva che la nonna era appassionata di letteratura per due o tre minuti le citò alcuni bei versi che l’estate radiosa di fuori gli evocava. L’aveva fatta sedere in una poltrona, mettendosi lui contro luce per riuscire a vederla bene. Il suo esame fu minuzioso, fu anche necessario che io uscissi un momento.(...) alla fine riprese a fare citazioni alla nonna. Mi ricordai allora che M. Fallières, presidente del Senato, aveva avuto parecchi anni prima un falso attacco e che, fra la disperazione dei suoi concorrenti, tre giorni dopo aveva ripreso le sue funzioni, anzi decevano preparasse una candidatura, più o meno lontana, per la presidenza della repubblica. La mia fiducia in un rapido ristabilirsi della nonna fu confermata da una franca risata a conclusione di una battuta del professor E... Su questa spiritosaggine il dottore estrasse l’orologio, aggrottò febbrilmente le sopracciglia accorgendosi di essere in ritardo di cinque minuti, e salutandoci suonò perchè gli portassero subito il frac. Lasciai andare avanti la nonna, chiusi la porta e chiesi la verità allo scienziato. “ Vostra nonna è spacciata” mi disse “ha avuto un attacco... non è necessariamente letale, ma il caso mi sembra disperato. Non c’è bisogno vi dica che spero di sbagliarmi”.(...) il professore ora sbraitava con la cameriera, mentre io sul pianerottolo guardavo la nonna che era spacciata.”
Infine ecco una mail che circola in rete in questi giorni e che ovviamente, contribuisco a divulgare:
Come riconoscere un'ictus cerebrale...e salvare la vita ad una persona
Durante una grigliata Federica cade.
Qualcuno vuole chiamare l'ambulanza ma Federica rialzandosi dice di essere inciampata con le scarpe nuove.
Siccome era pallida e tremante la aiutammo a rialzarsi.
Federica trascorse il resto della serata serena ed in allegria.
Il marito di Federica mi telefonò la sera stessa dicendomi che aveva sua moglie in ospedale.
Verso le 23.00 mi richiama e mi dice che Federica è deceduta.
Federica ha avuto un'ictus cerebrale durante la grigliata.
Se gli amici avessero saputo riconoscere i segni di un 'ictus, Federica sarebbe ancora viva.
La maggior parte delle persone non muoiono immediatamente.
Basta 1 minuto per leggere il seguito:
Un neurologo sostiene che se si riesce ad intervenire entro tre ore dall'attacco si può facilmente porvi rimedio.
Il trucco è riconoscere per tempo l'ictus!!!
Riuscire a diagnosticarlo e portare il paziente entro tre ore in terapia.
Cosa che non è facile.
Nei prossimi 4 punti vi è il segreto per riconoscere se qualcuno ha avuto un'ictus cerebrale:
* Chiedete alla persona di sorridere (non ce la farà);
* Chiedete alla persona di pronunciare una frase completa (esempio: oggi è una bella giornata) e non ce la farà;
* Chiedete alla persona di alzare le braccia (non ce la farà o ci riuscirà solo parzialmente);
* Chiedete alla persona di mostrarvi la lingua (se la lingua è gonfia o la muove solo lateralmente è un segno di allarme).
Nel caso si verifichino uno o più dei sovra citati punti chiamate immediatamente il pronto soccorso.
Descrivete i sintomi della persona per telefono.
Un medico sostiene che se mandate questa è- mail ad almeno 10 persone,
si può essere certi che avremmo salvato la vita di Federica, ed eventualmente anche la nostra.
Quotidianamente mandiamo tanta spazzatura per il Globo, usiamo i collegamenti per essere d'aiuto a noi ed agli altri.
Sei d'accordo?
Ed ora un grande saluto a tutti: parto per le mie vacanze e sarò assolutamente irreperibile fino al 18 agosto: buona permanenza a chi lavora e buone vacanze a chi è via in questo stesso periodo!!!
STOP

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