
Gli ultimi articoli dal blog...
from Olistica e Dintorni


PARKINSON
Muhammad Ali (nato Cassius Marcellus Clay Jr.; Louisville, 17 gennaio 1942) è un ex pugile statunitense, tra i più famosi e apprezzati sportivi della storia.
Ha vinto l'oro Olimpico ai Giochi di Roma nel 1960, come pugile professionista ha detenuto il titolo mondiale dei pesi massimi dal 1964 al 1967, dal 1974 al 1978 e per un'ultima breve parentesi ancora nel 1978.
Muhammad Ali è noto anche per la sua conversione all'Islam e per avere rifiutato di combattere nella Guerra del Vietnam. Attualmente affetto dalla Sindrome di Parkinson, dopo il suo ritiro dal mondo sportivo Ali si è distinto per le sue azioni umanitarie per le quali è stato candidato come Premio Nobel per la Pace nel 2007.
Michael J. Fox, nome d'arte di Michael Andrew Fox (Edmonton, 9 giugno 1961), è un attore e doppiatore canadese naturalizzato statunitense.
È famoso soprattutto per l'interpretazione di Marty McFly, protagonista della trilogia di Ritorno al futuro, di Alex P. Keaton nella sitcom Casa Keaton e di Michael Flaherty nella serie televisiva Spin City, grazie a cui vinse complessivamente quattro Golden Globe, due Screen Actors Guild Awards e tre Emmy Awards.
Nel 1991 gli fu diagnosticata una grave forma di morbo di Parkinson giovanile, notizia questa che avrebbe reso pubblica sette anni più tardi, nel 1998. Ciò lo obbligò a ritirarsi quasi del tutto dalle scene dal 2000, ma gli consentì anche di lottare in prima fila per la ricerca sulle cellule staminali. Per tale impegno, che lo ha portato anche a istituire la Fondazione Michael J. Fox, il 5 marzo 2010 il Karolinska Institutet gli ha conferito una Laurea honoris causa.
PREVENZIONE
(1) Non usare in maniera impropria farmaci anti-nausea con azione centrale (un classico esempio è il Plasil): essi, specialmente se assunti cronicamente, in soggetti predisposti e sotto una certa età, possono indurre Parkinson anche irreversibile.
(2) Chi attua diete ad alto contenuto lipidico, con olio d’oliva, secondo l’uso mediterraneo, ha meno rischio di ammalarsi. Il discorso dello stress è fin troppo ovvio e si sa che un forte stress espone a qualsiasi malattia.
(3) Il fumo di sigaretta è considerato un forte fattore protettivo per una serie di motivi tra cui il noto effetto colinomimetico della nicotina; infatti grazie a questo effetto il fumo protegge anche i settori del cervello preposti alla memoria che tendono a degenerare nell’Alzheimer, oltre che nel Parkinson.
(4) la dieta, specialmente da attuare dopo che è stata diagnosticata la malattia, deve essere a contenuto proteico controllato; deve essere più sana possibile: evitare cibi spazzatura. Il paziente va seguito sul piano dietetico dai familiari, perchè per diversi motivi tende a dimagrire e andare in denutrizione : il che aggrava la situazione.
Secondo una ricerca condotta dall’Istituto per il Parkinson di Milano, tra le sostanze che scatenano Parkinson sono stati individuati: idrocarburi alifatici, alogenati e aromatici; resine; polimeri; erbicidi; pesticidi; propellenti e CFC. Tutte queste scatenano il Parkinson in età giovanile.
TERAPIA VISIONE OLISTICA
Non si conosce la causa di questa malattia anche se,oltre all’ipotesi genetica, si presume possa dipendere dalla presenza di un progressivo avvelenamento del cervello. In tale fenomeno sembrano coinvolti più fattori: fenomeni dipendenti dai radicali liberi, accumulo di ferro in alcune aree del cervello, progressiva perdita dei meccanismi autoprotettivi generata dalla diminuzione della dopamina e dalla carenza di antiossidanti quali la vitE.
E’ interessante notare che la nicotina ha un effetto protettivo nei confronti del Parkinson, in quanto i fumatori sono percentualmente i meno colpiti.
Craniosacrale e Kinesiologia
“La patologia va curata con i farmaci.
Ovviamente con i trattamenti di kinesiologia e di
Cranio-sacrale si riesce a migliorare la qualità della vita del soggetto.
Profilo psicologico che abbiamo notato nella nostra casistica: soggetto introverso, rigido; stress significativi negli anni precedenti l’insorgenza dei sintomi; forte componente di autocontrollo e necessità di rispondere alle proprie o altrui aspettative in modo pressante. Questo per quanto riguarda pazienti ad esordio giovanile, di cultura e capacità economiche medio-alte. La depressione si manifesta precocemente rispetto alle prime manifestazioni del Parkinson: quindi noi non la giudichiamo una conseguenza della presa di coscienza dell’invalidità. Il 15% dei casi , secondo la letteratura, sono stati diagnosticati precedentemente come depressi cronici.
L’ipotesi che utilizziamo per iniziare i trattamenti kinesiopatici si è basata maggiormente sugli aspetti comportamentali, piuttosto che sulle caratteristiche dei sintomi. Quando siamo sottoposti a stress ci sentiamo “pressati” e ci richiudiamo in noi stessi, contraendo la muscolatura del collo e della zona lombare. Questi due fenomeni sono abbastanza significativi anche per spiegare la tendenza alla rigidità del collo e i fenomeni intestinali a cui i parkinsoniani sono soggetti.
Quando siamo sotto stress i nostri sistemi sensitivi “generici” (sistema reticolare) tendono a “sparare” informazioni sull’intero SN, accentuandone il tono generale ed accelerando le nostre reazioni, rendendoci più pronti a reagire a stimoli potenzialmente pericolosi per la nostra salvaguardia.
In alcune situazioni, nella metà dei casi circa, questa predisposizione all’azione (sia di attacco che di fuga) viene sostituita da manifestazioni di tipo paretico: di ha la momentanea paralisi di fronte all’evento ingestibile. Tale risposta adattativa non è , ovviamente, una paralisi reale, ma, semplicemente, una risposta di ipercontrazione generalizzata, come se stessimo trattenendo il fiato per non essere notati. Immaginiamo ora che questo modello difensivo verso lo stress sia quello abituale e presumiamo che questo accada in un soggetto predisposto, magari in presenza di fenomeni tossici o carenze alimentari specifiche; una persona “senza vizi” che eserciti un forte rigore morale su di sé. Forse il nostro soggetto presenta anche una tendenza depressiva che contribuisce ad amplificare le alterazioni percettive.
Dal nostro punto di vista le manifestazioni depressive sono dovute ad una somma di fattori tra cui carenze nutrizionali e meccanismi di autoinibizione neurologica, oltre a restrizioni di tipo emotivo e psicologico. Immaginiamo poi che tale stimolazione nel nostro soggetto sia amplificata moltissimo, costringendo certe aree del cervello (le extrapiramidali che hanno un’azione moderatrice e contribuiscono alla fluidità del movimento) ad essere continuamente chiamate in causa per moderare e limitare queste iperstimolazioni. Come svuotato, il sistema si logorerà progressivamente fino a smettere di funzionare. A questo punto anche il minimo stimolo provocherà i primi sintomi di un Parkinson.
Quindi il noostro trattamento, complementare ai farmaci, consiste nell’allentare le tensioni presenti alla base del cranio con uno SBLOCCO SUB-OCCIPITALE, ed un unwinding della muscolatura del collo; poi un trattamento del diaframma cerebellare. Come kinesiologia splintaggio della muscolatura occlusale, stimolazione dei riflessi NV. Queste tecniche, insieme alla riprogrammazione posturale ci ha garantito subito una riduzione del tremore e delle rigidità, migliorando il benessere del paziente.”
Fitoterapia
MUCUNA PRURIENS è una leguminosa i cui semi sono utilizzati da molto tempo nella medicina Ayurvedica per trattare una serie di malattie tra cui il parkinsonismo. Secondo gli Autori di questo studio in cui la pianta viene confrontata con Levodopa-carbidopa, un più rapido inizio degli effetti, unitamente al mancato incremento delle discinesie, suggeriscono che la Mucuna, fonte naturale di
L-dopa, potrebbe presentare dei vantaggi rispetto alle preparazioni convenzionali nel trattamento a lungo termine della malattia. Ci si augura che studi più ampi confermino questi preliminari.


FEBBRE
Esiste una gran varietà di opinioni su quale sia la temperatura normale.
Si possono considerare normali in maniera orientativa
36,1-37,1°C misurati su ascella o inguine.
37-37,5 in bocca;
37,1-37,6 a livello rettale.
Livelli di poco superiori non denotano comunque anormalità.
In pratica si può parlare di febbre solo quando:
-- la temperatura ascellare o inguinale raggiunge o supera i 37,5°C
-- la temperatura orale raggiunge o supera i 37,8°C
-- la temperatura rettale i 38°C.
Il modo in cui ogni soggetto vive i sintomi della febbre è poi abbastanza variabile. Oltre che dai vari fattori psico-emotivi, ciò dipende anche dal rapporto che ha quel valore di temperatura rispetto alla nostra temperatura basale.
La temperatura basale è appunto quella che ha un soggetto in condizioni di salute normale, a riposo e a digiuno.
Questa varia nel range di circa 1,5°C, non solo tra una persona e l’altra, ma anche, se si tratta della donna, in rapporto al tempo. Infatti, nella donna in età fertile la temperatura basale varia secondo la fase del ciclo in cui si trova (durante l’ovulazione è più alta).
Per esempio se io ho una temperatura basale di 36°C, con una temperatura di 37,5°C mi sembrerà di avere la febbre; mentre se ho una temperatura basale di 37°C, quando il termometro segna 37,5°C non noto alcun segno di disagio!
UTILITA’ DELLA FEBBRE
meccanismo= i globuli bianchi e altre cellule producono una proteina particolare (il pirogeno: che è interleuchina1); questa agisce sul centro termoregolatore spostandone il termostato su un valore più elevato. Da qui partono gli ordini al SNC per far produrre al corpo più calore. Un transitorio aumento della temperatura può essere determinato anche da eccitazione, giochi movimentati e aumenti in generale dell’attività fisica.
E’ bene quindi misurare la temperatura quando il soggetto è tranquillo ed evitare misurazioni se è appena rientrato da un ambiente a temperatura più bassa.
La febbre è uno dei più efficaci meccanismi di difesa che l’organismo mette in atto contro le infezioni.
Essa agisce sia direttamente, sia attivando altre importanti difese. Per i virus un aumento della temperatura da 37°C a 38°C può provocare una diminuzione della loro moltiplicazione di oltre il 90% , e per la maggior parte di questi virus un ulteriore aumento può comportare l’arresto completo della moltiplicazione. Anche i virus più attivi sono bloccati da temperature superiori ai 39°C che persistono sufficientemente a lungo. L’abbassamento artificiale della temperatura fa addirittura aumentare la mortalità nell’animale da esperimento. Nei bambini infettati dalla poliomielite, la frequenza e la gravità delle paralisi sono risultate molto più elevate nei soggetti trattati con farmaci contro la febbre. E’ verosimile che lo stesso accada anche per i virus come quelli del morbillo, della rosolia, della parotite ecc, che in condizioni sperimentali vengono drasticamente bloccati da aumenti della temperatura.
Durante il raffreddore la congestione fa cessare la respirazione nasale, di conseguenza la temperatura del naso sale e da questo momento la quantità di virus diminuisce bruscamente e la guarigione è accelerata (più di quanto non accadrebbe prendendo antipiretici e gocce decongestionanti).
Altro fondamentale meccanismo di difesa è il fenomeno dell’infiammazione. Prova ne è che i farmaci antinfiammatori facilitano nella maggior parte delle infezioni virali la moltiplicazione e diffusione dei germi, allungando il decorso e aumentando la gravità delle infezioni negli animali di laboratorio trattati a confronto dei non trattati con questi farmaci. La febbre facilita la guarigione anche nella maggior parte delle infezioni da batteri, perchè riduce i livelli di Ferro nel sangue, essenziali per la crescita di gran parte dei microrganismi, e perchè esalta l’efficienza di tutti i componenti del sistema immunitario, dall’attivazione dei globuli bianchi alla produzione di anticorpi.
L’entità del rialzo febbrile dipende sia dalla forza dell’aggressione infettiva sia dalla capacità di reazione dell’organismo. Se i meccanismi difensivi sono forti e vitali, l’organismo debellerà la malattia più veocemente, anche se, probabilmente la febbre raggiungerà punte piuttosto alte.
PER STRONCARE SUL NASCERE UN PRINCIPIO DI RAFFREDDORE O INFLUENZA
Dopo tutto questo discorso la conclusione è che se non ci sono temperature “allarmanti” cioè dai 40° in poi, in linea di massima non dovremmo cercare di abbassare la febbre.
Tuttavia per coloro che non vogliono essere così disciplinati perchè non sopportano i sintomi della febbre anche a 38°, ecco che vi presento una pianta, spesso sottovalutata o mal-giudicata, che rappresenta una risorsa preziosa:
BORRAGINE
nell’Europa Centrale è stata chiamata pianta del buonumore perchè combatte l’angoscia e la depressione.
lo aveva già affermato la Scuola Salernitana (800 dC) :
“ La borragine può dire,
e ciò non sia bugia,
io ti conforto il cuore
e genero allegria”
le sommità fiorite della Borragine sono un eccellente sudorifero da usare quando, tornati a casa dopo l’esposizione al freddo e all’umido, si teme un attacco di raffreddore o influenza. Subito un infuso caldo di borragine e poi a letto.
l’infuso si fa con un cucchiaio di fiori per tazza d’acqua, infondere per 10 minuti e, dopo aver filtrato aggiungere un cucchiaino di miele.
Meccanismi termoregolatori.
La temperatura corporea è data dall’equilibrio tra produzione e dispersione del calore.
In condizioni di riposo, gran parte del calore corporeo è prodotto dal fegato e dal cuore; l’incremento nella produzione di calore che deriva da un’attività fisica è invece dovuto alla muscolatura scheletrica.
La dispersione del calore si verifica attraverso varie superfici corporee, in particolare la pelle, che disperde circa il 90% del calore, e il polmone.
In condizioni basali, circa il 70% del carico termico si disperde per irradiazione e circa il 30% per evaporazione della traspirazione. Se la temperatura ambientale o la produzione di calore aumentano, la termodispersione risulta assicurata principalmente dall’evaporazione.
Il centro della termoregolazione è situato nel nucleo preottico dell’ipotalamo anteriore.
In risposta ad un aumento della temperatura del sangue che lo perfonde (temperatura centrale), l’ipotalamo stimola il SNV a produrre vasodilatazione cutanea e sudorazione. In risposta ad una diminuzione della temperatura centrale o della temperatura cutanea, l’ipotalamo determina una ritenzione di calore mediante una vasocostrizione cutanea. Se lo stress da freddo aumenta, l’ipotalamo determina un aumento della produzione di calore mediante un’attività muscolare che si manifesta sotto forma di brividi; il brivido è mediato da vie nervose somatiche, ma è automatico e involontario.
La temperatura corporea varia abitualmente nel corso della giornata, passando da 36°C circa delle prime ore del mattino a 37,5 circa del pomeriggio avanzato.
I meccanismi omeostatici mantengono la temperatura all’interno di questa gamma di valori, nonostante le ampie variazioni della temperatura ambientale.
Tuttavia la temperatura corporea può aumentare fino a valori superiori al normale secondo due procedimenti molto diversi: quando il livello di regolazione termica dell’ipotalamo è aumentato, si ha febbre. Le endotossine ed altri prodotti d’origine microbica ed immunitaria stimolano i fagociti mononucleati a produrre e a liberare IL1 (che un tempo era chiamata pirogeno endogeno). L’IL1 è trasportata dal focolaio d’infiammazione all’ipotalamo, dove induce una sintesi di prostaglandine (PG), innalzando il livello di regolazione termica. L’ipotalamo attiva quindi il SNV determinando un blocco della traspirazione ed una diminuzione del flusso ematico nella cute e stimola il sistema nervoso somatico producendo un aumento del tono muscolare. Il risultato finale è rappresentato da un’aumentata produzione di calore, da una diminuita termodispersione e dalla febbre.
Quando il livello di regolazione termica dell’ipotalamo resta normale, ma i meccanismi termoregolatori risultano insufficienti , si ha ipertermia.
La medicina allopatica propone i vari casi in cui la febbre va abbassata. Questa valutazione non è concorde con la visione olistica che propone l’abbassamento della febbre in un minor numero di casi. Tuttavia voglio riportare la visione “ufficiale” qui di seguito per darvi dei dati in più , fermo restando che è opportuno consultare il medico quando la febbre è decisamente alta!
“
Nella febbre dovuta ad infezioni o ad altre condizioni infiammatorie, l’iperpiressia è causata da un aumento del livello di regolazione ipotalamica, per ridure il quale dovrebbe essere fatto uso di antipiretici. Se si ricorre solo a metodi fisici di raffreddamento senza impiegare antipiretici, i meccanismi dell’omeostasi termica continuano a cercare di produrre un innalzamento della temperatura corporea, con conseguente comparsa di brividi e di un’intensa vasocostrizione cutanea. Al contrario, nei pazienti nei quali l’iperpiressia è dovuta ad un’insufficienza dei meccanismi termoregolatori, il livello di regolazione ipotalamica della temperatura resta normale. Questi pazienti richiedono pertanto l’adozione di mezzi fisici di raffreddamento più che la somministrazione di antipiretici: spugnature con acqua , materasso ipotermico o, in caso di urgenza, impacchi freddi o ghiacciati. Questi provvedimenti vanno fatti solo se l’iperpiressia è tale da risultare pericolosa. Inoltre bisogna fare attenzione a evitare un’esagerata ipotermia.
§§§
Se l’aumento della produzione di calore o la riduzione della termodispersione hanno il sopravvento sui meccanismi omeostatici, si ha infatti un aumento della temperatura corporea, nonostante il livello di regolazione termica dell’ipotalamo si mantenga normale. Questa distinzione tra febbre e ipertermia non è solo accademica; la febbre può essere infatti trattata con aspirina, paracetamolo o altri farmaci capaci di determinare una diminuzione del livello di regolazione termica dell’ipotalamo, mentre l’ipertermia deve essere trattata mediante provvedimenti che promuovano la termodispersione.
Iperpiressia Un’iperpiressia può essere indotta tanto da febbre quanto da ipertermia. Le infezioni che producono una febbre di 41°C o più sono generalmente gravi.
Nell’indagine effettuata sugli adulti con iperpiressia (= febbre da 41 in sù), le cause infettive sono risultate rappresentate da batteriemie , pielonefriti, polmoniti, malaria, TBC miliare, encefalite, mediastinite. L’80% di queste infezioni è risultato sostenuto da batteri gram-negativi. Nella casistica pediatrica le cause infettive sono risultate da meningiti batteriche, polmoniti ed otiti medie.
Aumentata produzione di calore. Durante uno sforzo, l’attività metabolica della muscolatura scheletrica può aumentare di 20 volte; se il calore prodotto è superiore alle possibilità di termodispersione, la temperatura corporea aumenta. In certi casi, e specialmente in presenza di disidratazione, un’ipertermia da calore può portare ad un crollo delle energie fisiche o anche ad un colpo di calore.
Ridotta dispersione di calore Il colpo di calore è espressione di una insufficienza acuta della termoregolazione. Anche se questo problema si verifica invariabilmente in presenza di temperatura ed umidità ambientale elevate, il difetto che ne è all’origine sembra essere rappresentato da una compromissione della termodispersione. I colpi di calore si osservano per lo più in soggetti anziani e/o debilitati. La prima alterazione rilevabile è l’arresto della sudorazione. Anche se la temperatura corporea aumenta notevolmente, la pelle resta tiepida ed asciutta.
Tolleranza termica Un’iperpiressia è giustamente considerata come una condizione d’urgenza medica, ma le sue conseguenze dipendono, più che dai valori della temperatura, dalla causa dell’ipertermia e dalle condizioni generali del paziente.
Gli aumenti della temperatura corporea sono più dannosi negli individui molto giovani o molto vecchi.
Nei bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni vi è il rischio di comparsa di convulsioni da febbre. Pur essendo generalmente benigne, queste convulsioni sono allarmanti ed impongono sempre l’esecuzione degli esami necessari per escludere la presenza di una condizione neuropatologica primitiva, come una meningite. Negli individui adulti non si verificano convulsioni febbrili, ma, con le alte temperature, sono comuni alterazioni del sensorio; i soggetti adulti con iperpiressia possono presentare stupore o delirio. Nei soggetti anziani ed in quelli con cardiovasculopatie o pneumopatie, l’ipertermia può scatenare ipotensione, aritmia, ischemia o insufficienza cardiaca congestizia; il consumo di O2 aumenta del 12% per ogni grado di aumento della temperatura corporea, ed un apparato cardiovascolare compromesso può non essere in grado di sopperire a questo aumento del fabbisogno di O2.
Con queste eccezioni, l’iperpiressia in genere può risultare ben tollerabile”.
NOTA INTERESSANTE
Nel lontano 1986 sono state effettuate indagini sulla piretoterapia, quale aggiunta sperimentale alla chemioterapia antiblastica. In un’indagine effettuata su 14 pazienti, un’ipertermia dell’ordine dei 41,5°C è stata mantenuta fino ad un massimo di 4h. In utti i pazienti è stata osservata tachicardia ed aumento della portata cardiaca, ma in nessuno sono state osservate manifestazioni di grave ipotensione o di ischemia, mentre sono stati rilevati in numerosi casi leucocitosi, alcalosi respiratoria, diminuzione delle concentrazioni seriche di Mg e di fosfati e aumento degli enzimi epatici e muscolari nel sangue. La maggioranza dei pazienti ha accusato sensazioni di disagio, ma le sole manifestazioni tossiche importanti, osservate in questi soggetti già gravemente debilitati, sono state alcune note di neuropatia periferica, che si sono verificate nel 30% dei casi.
NOTA SULLA TOSSICITA’ DI ALCUNI FARMACI:
Alcuni farmaci antipsicotici possono causare la cosiddetta sindrome neurolettica maligna. Essa sembra derivare da un effetto antidopaminergico, esercitato dagli antipsicotici sul SNC.
Un’intensa contrazione muscolare generalizzata produce abbastanza calore da determinare un innalzamento della temperatura corporea e da causare le alterazioni cliniche e di laboratorio che si osservano comunemente anche in altre condizioni di iperpiressia. L’effetto anticolinergico di questi farmaci può causare una compromissione della termodispersione anche attraverso un’inibizione della vasodilatazione cutanea e della sudorazione.


UN TEST PER LA COPPIA
fare un test psicologico barrando le risposte e calcolando il punteggio è un’operazione che definirei assolutamente futile : i problemi e le dinamiche di una coppia sono molto vasti e complessi e non si risolvono di certo con un test...questo è abbastanza ovvio!!!
Anche perchè chi formula il test già non è neutrale! non è un alieno! Quindi tutto è condizionato oltre che dal back ground di studi psicologici e filosofici anche dai canoni etici e da mille fattori personali di chi ha formulato il test.
Ma in quale disposizione d’animo dobbiamo essere verso il nostro partner?
L’Occidente propone un “alla pari”: ma alla pari rispetto a quali argomenti?
Alcuni propongono “dirsi sempre tutta la verità”: credo che non ci sia niente di peggio!!! :-)
Nelle mille e una notte troviamo spesso gli appellativi “schiavo d’amore” e “schiava d’amore”: i due partner si donano reciprocamente in schiavitù l’uno all’altro.
Ma sappiamo bene che questo stato d’animo è valido solo per pochi mesi... poi bisogna trovare un giusto rapporto di equilibrio.
Quando mettiamo in moto la macchina, ingraniamo la prima marcia: ma dopo pochi secondi dobbiamo passare alla seconda, che possiamo tenere a lungo solo se facciamo un percorso che richiede estrema lentezza; in caso contrario, ben presto, raggiunti circa 40Km orari, dobbiamo ingranare la terza ed infine, se abbiamo un lungo rettilineo, passeremo alla quarta. Questa è una metafora che uso spesso per il rapporto di coppia. La fase di innamoramento, quando siamo pronti alla schiavitù, corrsisponde alla prima. Se la prima dura più del dovuto la macchina si guasta..per la coppia è quasi una patologia: anche se a volte una patologia complementare può tenere la coppia felicemente unita per sempre!
In realtà è errato sacrificarsi per l’altro proprio perchè togliendo dalla nostra vita qualcosa di importante un giorno lo rimpiangeremo o lo faremo pagare emotivamente al partner. Non c’è niente di peggio che sentirsi dire frasi tipo “come , io per te ho rinunciato al lavoro...io per te ho rinunciato ad un figlio “ e simili.
Che cos’era questo rapporto, un “do ut des”?
Allora torniamo con i piedi per terra e pur definendoci reciprocamente schiavi, dobbiamo sapere entrambi che si tratta di un gioco di parole e che il rapporto si basa si su amore reciproco e rispetto ma anche sull’assenza di sacrifici. Sono ammesse tante rinunce ma non grandi sacrifici
“giustoooo???”
Allora il test l’ho formulato per farvi giocare un po’ sulla gestione dei litigi.
Stampate queste domande e rispondete senza far vedere al partner le risposte che state scrivendo.
Poi fate le domande al partner chiedendo cosa pensa che voi avete risposto
Alla fine, nel calcolo del punteggio di ognuno vanno considerate le proprie risposte e quelle dell’opinione del partner
Ovviamente è utile fare il test in modo speculare quindi prima di vedere i punteggi anche il partner risponde a queste domande e voi rispondete con la vosra opinione su ciò che ha risposto.
Contare i punteggi della risposta e quelli dell’opinione del partner separatamente.
Può venire fuori che nelle risposte individuali la motivazione è molto alta, mentre nell’opinione che si ha sulle risposte del partner sia bassa: in tal caso c’è la voglia di stare insieme e l’interesse verso il partner è alto ma ci sono problemi nella comunicazione che vanno risolti o corretti.
Può venire fuori al contrario che la nostra motivazione è bassa ma riteniamo sia alta quella del partner e allora bisogna fare un lavoro su se stessi chiedendosi fino a che punto ci interessa continuare e per quali motivi.
Se le nostre motivazioni personali ricavano un punteggio alto e in più le opinioni del partner indovinano spesso, cioè ricavano un punteggio alto, allora ciò significa che abbiamo un’idea abbastanza veritiera su ciò che il nostro partner pensa di noi e possiamo portare ulteriori miglioramenti al nostro rapporto di coppia che già gode di un buon equilibrio.
DOMANDA 1
In seguito ad una lite mi sento a terra, ma anche questo è preferibile al fatto di perdere lui/lei
risposta di lei si no
opinione di lui si no
DOMANDA 2
In seguito ad una lite:
Ho proprio esagerato, ma se mi perdona questa volta, mi riprometto di controllare maggiormente i miei scatti di rabbia
risposta di lei si no
opinione di lui si no
DOMANDA3
A volte mi sento triste ma penso: meglio triste con lei/lui che allegro senza lei/lui
risposta di lei si no
opinione di lui si no
DOMANDA4
Nei nostri momenti magici penso:
(a) che persona stupenda! ho fatto proprio la scelta giusta
(b) idem come a ma sono stato/a anche molto fortunato/a
risposta di lei a b
opinione di lui a b
DOMANDA5
Pretende da me cose che non riesco a fare:
(a) perchè sottovaluta il mio amore; secondo lui/lei se lo amassi mi sforzerei di farle o impararle
(b)perchè mi sopravvaluta; pensa che ci riesco ma non voglio
(c)non è vero; ciò che pretende da me posso riuscire a farlo e voglio lavorarci sopra
risposta di lei a b c
opinione di lui a b c
DOMANDA6
So che non è perfetto/a , ma i limiti che ha sono comunque minori di quelli che hanno la maggioranza degli uomini/donne che ho conosciuto, rapportati al mio carattere
risposta di lei si no
opinione di lui si no
PUNTEGGIO
se avete risporto si alla domanda:
1= 1
2=3
3=3
6=3
se avete risposto no alla domanda
1= -1
2= -3
3=1
6=1
se avete risposto alla domanda 4 con :
a=1
b=5
se avete risposto alla domanda 5 con:
a=1
b= -3
c=5
punteggio ricevuto dall’opinione del partner
se il partner ha indovinato la domanda:
1=1
2=1
3=1
4=1
5=1
6=3
se il partner ha sbagliato e la domanda:
1 era un no= -1
2 era un no= -2
3 era un no= -1
6 era un no= -1
1 era un si= 2
2 era un si=2
3 era un si=5
6 era un si=3
il 4 era a= -1
il 4 era b= 5
il 5 era a=1
il 5 era b= -3
il 5 era c=5
con questo test misuriamo la motivazione personale e quella del partner riguardo alla continuazione della storia di coppia.
il partner tra i due che ha minor punteggio personale deve fare un gesto “nutritivo” per l’altro
il partner che ha meno punteggio totale cioè non solo ha scarsa motivazione personale ma ha pure sbagliato nel’indovinare le risposte dell’altro deve fare un gesto per la coppia come ad esempio ricavare più tempo libero per stare insieme , coltivare un tipo di azioni che rafforzino la coppia tipo dialogo su tutti i temi principali, progetti insieme ecc ecc
il partner con più motivazione , se questa è molto maggiore di quella dell’altro, deve trovare spazi propri con attività che escludono l’altro e chiarire se nutre un attaccamento eccessivo, forse soffocante per l’altro e per quali motivi..

NAUSEA E VOMITO
La nausea seguita o meno dal vomito non è che un sintomo.
Lo esaminiamo ora escludendo la nausea e vomito da cinetosi cioè mal di mare, mal d’auto e simili in quanto in questo causo il fenomeno è di tipo fisiologico e riguarda un tipo di stress-trauma del corpo sottoposto ad una serie di spostamenti cui fatica ad adattarsi.
Possibili cause di nausea e vomito sono:
(1) alimentazione: pasti troppo abbondanti o cibi speziati, o alcolici, o intolleranza a particolari alimenti.
(2) malattie gastrointestinali: gastroenterite, ulcera, occlusione intestinale, alterazioni della motilità gastrointestinale, stenosi pilorica.
(3) infezioni batteriche e virali.
(4) stimoli dolorosi: dolori mestruali, emicrania ecc.
(5) disordini del sistema vestibolare: cinetosi, labirintite.
(6) gravidanza, specie nei primi mesi.
(7) acetonemia, frequente nel bambino.
(8) fattori legati alla sfera emotiva: forti emozioni, ansia e paura; vomito psicogeno.
Da indagare se presente bulimia-anoressia.
(9) iatrogeno: cioè causato da farmaci o azioni mediche
ecco i casi più comuni
-- dopo un intervento chirurgico.
-- In seguito a chemioterapia o altre terapie particolarmente invasive.
In generale potrebbero dare un senso di nausea :
-- molti antibiotici
-- quasi tutti i FANS e gli antidolorifici
-- teofillina
-- ferro
-- estrogeni
-- oppiacei
-- antidepressivi.
--Ricordiamo che se il soggetto sta assumendo farmaci, oltre che un effetto collaterale già contemplato (come nei casi già citati), in alcuni casi può essere un segno di iperdosaggio.
In particolare, se il soggetto assume DIGITALICI è un segno di iperdosaggio per cui il medico, prontamente informato, ridurrà il dosaggio o cambierà la prescrizione.
RIMEDI
(1) Per quanto riguarda la gastroenterite, voglio sottolineare quanto già viene espresso dalla medicina allopatica-ufficiale: “Nausea e vomito tendono a risolversi spontaneamente. L’uso di antiemetici non è perciò quasi mai necessario”. Tuttavia nella mia pratica quotidiana in farmacia noto che vengono prescritti sempre: basta che un soggetto abbia vomitato una volta!!!
Per tutti e in particolare per bambini e anziani è invece importante integrare i liquidi.
Quindi non consiglio di usare farmaci per bloccare la nausea e il vomito, bensì soluzioni reidratanti.
Ovviamente se è presente pure diarrea vanno assunti anche i fermenti intestinali.
(2) La nausea durante i primi mesi di gravidanza è un sintomo fisiologico; essa si manifesta in particolare verso alcuni alimenti e bevande e verso alcuni odori.
Questo avviene perchè è in atto un dialogo chimico con il feto.
Sopprimere la nausea per mantenere le proprie abitudini alimentari è quindi assolutamente sbagliato.
Il mio consiglio è di non assumere nulla se non un po’ di succo di limone o qualche rimedio omeopatico.
Altro fenomeno è l’iperemesi gravidica che colpisce lo 0,3% delle gravide e richiede trattamento medico e/o la correzione di squilibri e malnutrizione conseguenti. Infatti in queste donne si ha chetosi, disidratazione, alterazioni elettrolitiche e perdita di peso.
Per la nausea in gravidanza viene prescritta l’assunzione di 25 mg per 3 volte al dì di PIRIDOSSINA (BIOCHETASI bustine); essa riduce la nausea mattutina ma non ha effetti sul vomito.
(3) Un episodio di vomito in un bambino sano non deve destare preoccupazione, a meno che non compaia dopo trauma cranico o sia accompagnato da dolori addominali, diarrea o febbre alta. Se il vomito non crea disagi notevoli, non è necessario usare farmaci. Evitare i cibi e somministrare liquidi. Il famoso acetone va trattato facendo bere il bambino spesso e a piccoli sorsi liquidi come succhi di frutta, o camomilla. I vari integratori tipo Acheton e Idravita, possono essere utili ma non sono indispensabili. Sono consigliati pasti leggeri a intervalli ravvicinati.
L’acetone non è una malattia e non necessita di farmaci antiemetici.
OMEOPATIA
NAUSEA
secondo la causa:
--dopo un colpo di freddo o guardando cose o persone in movimento, o durante il viaggio su qualsiasi mezzo di trasporto--> cocculus.
--Dopo un’operazione all’addome --> Bismuthum;
-- durante le mestruazioni, dopo i pasti,, fumando--> nux vomica.
-- Durante la gravidanza, lavandosi i denti--> sepia.
--Tossendo--> ipeca.
-- Alla vista all’odore al pensiero del cibo --> colchicum.
Secondo la modalità:
migliora mangiando--> sepia;
migliora bevendo--> bryonia.
Secondo i sintomi concomitanti:
nausea con vertigini--> cocculus;
nausea con lingua pulita e salivazione abbondante --> ipeca
VOMITO= apomorphinum, colchicum, ipeca, nux vomica, cerium oxal, cocculus, jodum, ignatia, tartarus emeticus; apomorfin heel, chelidonium homaccord, cuprum.
Anacardium homaccord.
Secondo Alain Horvilleur:
vomito di muco--> ipeca;
vomito di acqua immediatamente dopo aver bevuto--> arsenicum album;
vomito dopo un po’ di tempo dall’aver bevuto --> phosphorus;
vomito di bile--> iris versicolor;
vomito di latte--> aethusa cynapium;
vomito puzzolente--> arsenicum album;
vomito con lingua pulita--> ipeca;
vomito con lingua sporca solo nella metà posteriore --> nux vomica.
DUE RIMEDI DI FITOTERAPIA
ZENZERO
Questa spezia può essere utilizzata a scopi alimentari da sola o come costituente del curry. Il rizoma è ricco di amido e deve il suo sapore ad alcanoni conosciuti con il nome generico di gingeroli; questi sono accompagnati dai chetoni corrispondenti e da esteri. Allo stato attuale la natura esatta dei principi attivi è ancora da precisare. L’azione antiemetica dello zenzero non sarebbe di origine centrale; lo studio del nistagmo conseguente ad una stimolazione vestibolare traduce un meccanismo d’azione differente da quello delle principali sostanze ad azione centrale abitualmente utilizzate. Secondo alcuni autori, si tratterebbe di un effetto diretto sull’apparato digerente. Lo zenzero è efficace nella nausea post-operatoria ed in quella gravidica, ma i risultati sono difficili da interpretare perchè negli studi fatti gli estratti non erano standardizzati.
Da notare che in un esperimento sul ratto, infusioni di zenzero (fino a 50g/L) hanno indotto perdite embrionali due volte più elevate rispetto ai controlli, pur non manifestandosi tossicità nelle madri o malformazioni nei feti sopravvissuti. Alla luce di ciò, la Commissione E indica cautela nella somministrazione in gravidanza (che anzi viene indicata come una controindicazione all’utilizzo), anche se alcuni autori giudicano eccessiva questa prudenza.
Riportato nella farmacopea tedesca (Commissione E) viene indicato nella profilassi della nausea e del vomito e nella dispepsia. Pianta (di cui si usa la radice) riconosciuta come priva di tossicità.
In realtà ha oltre ai vari effetti, un effetto antiaggregante piastrinico: a seconda della dose o della sensibilità del soggetto, puo quindi causare un micro sanguinamento gastrico con caratteristico dolore come in seguito all’assunzione di aspirina.
MELISSA
talvolta la nausea può dipendere da un alterato funzionamento organico e dalla tensione nervosa. In questi casi è indicata la melissa. Essa ha propietà antispasmodiche, calmanti e rilassanti, nonchè digestive. Le foglie non vanno confuse con quelle di Verbena odorosa. Un antico preparato è l’acqua spiritosa di melissa: si versa qualche goccia di elisir su una zolletta di zucchero oppure se ne diluisce un cucchiaino in poca acqua zuccherata.
NOTA
I due dipinti
La montagna incantata e Scorcio del Resegone
sono di Carla Colombo che come sempre ringrazio

Guru di Tamara - per chi vuole essere soggetto attivo nella propria cura!
Home Chi sono Articoli Corsi Iscriviti Arte Acquista!a cura di Dott.ssa Marina Salomone - Tutti i diritti riservati - Copyright 2009
Webdesign ed interfaccia realizzati da Giorgio Maglia
- design e grafica realizzati da Giorgio Maglia
e Lorena Tempera